giovedì 10 ottobre 2013

SFORMATO DI MELANZANE CON RICOTTA AL PESTO

Sformato di melanzane con ricotta al pesto: http://marycales.altervista.org/in-cucina-con-maria/ricette-vegetariane/sformato-di-melanzane-con-ricotta-al-pesto/

mercoledì 9 ottobre 2013

La mente corre sempre più veloce delle gambe

http://marycales.altervista.org/la-mente-corre-sempre-piu-veloce-delle-gambe/

L''insicurezza, la paura di non essere abbastanza, la superficialità dei molti, l'empatia dei pochi. Tutto questo e molto altro in un post nato sul tapis roulant!

martedì 8 ottobre 2013

Ciò che ci ha salvati, ci salverà? -Istruzioni per rendersi infelici

Ciò che ci ha salvati, ci salverà? -Istruzioni per rendersi infelici

Leopold Bloom mi fa un baffo!!

Leopold Bloom mi fa un baffo!!

Auschwitz-Birkenau, un viaggio senza fine

http://marycales.altervista.org/auschwitz-birkenau-viaggio-senza-fine/

Auschwitz-Birkenau, un viaggio che ti si appiccica addosso e non ti molla.
Un viaggio di storia e di uomini, di dolori, di destini, di speranze.
Tante immagini, decine e decine di scatti ho portato a casa. Quelli più importanti li ho impressi nel cuore.
Certe cose non le puoi dimenticare, non c’è bisogno di foto che te le ricordino. Sono con te, ovunque tu vada.
Sempre, davanti ai miei occhi, un gigantesco rullo di pietra bianca, poggiato sul prato, davanti ad uno dei Blocchi.
Un tempo servito a schiacciare chi, stremato dalla fame, dalle fatiche e dalla malattia, cadeva a terra durante i lunghi ed estenuanti appelli diurni, oggi è semi-abbandonato ai lati di un viale in cui migliaia di turisti, ogni giorno, transitano alla scoperta dei luoghi della memoria.
Nemmeno le guide ci danno troppa importanza, lo costeggiano indifferenti, come se, in una marea di testimonianze di atrocità commesse, quella fosse la meno rilevante. Se non avessi chiesto, nessuno mi avrebbe spiegato.
Paradossalmente, quella, invece, è per me l’immagine più toccante di un viaggio che mi ha sfondato il cuore.
Una passata di rullo. Questo, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, era il valore di una vita.

sabato 16 febbraio 2013

Ritrovarsi

http://marycales.altervista.org/non-esistono-distanze-ma-solo-posti-diversi-in-cui-ritrovarsi/ Ritrovarsi

sabato 2 febbraio 2013

Coccona con panna, nutella e amaretto di Saronno

COSA SERVE?

Per la base:
4 uova
400 gr zucchero
400 gr farina 00
1 bicchiere di olio di semi
1 bicchiere di amaretto di Saronno
1 bicchiere di acqua
100 gr farina di cocco
1busta e 1/2 di lievito Pane Angeli

Per la farcia:
400 gr nutella
200 ml panna da montare

Per la bagna:
latte

Per guarnire:
Zucchero a velo

COME SI PROCEDE?

Con lo sbattitore elettrico, sbattere le uova fino a farle diventare schiumose. Unire lo zucchero e sbattere per un paio di minuti. Mettere la farina. Sbattere bene. Unire l'olio e il liquore. Sbattere. Aggiungere la farina di cocco. Sbattere. Versarvi l'acqua. Sbattere. Aggiungere il lievito.

Ungere una teglia di circa 32-35 cm di diametro, infarinarla e versarvi il composto.

Infornare in forno già caldo a 180 °C per circa 45 min

Lasciar raffreddare. Capovolgere si un vassoio. Ricavare tre dischi,

Usare il primo disco come base, bagnarlo con il latte e spalmarvi la nutella. Metterci sopra il secondo disco, bagnarlo col latte e metterci sopra la panna precedentemente montata. Bagnare con il latte il terzo disco e coprire la panna.

Per la decorazione è meglio usare solo una spolverata di zucchero a velo, la torta è abbastanza sostanziosa :P

Timballo di merluzzo alla portoghese

Timballo di merluzzo alla portoghese

COSA SERVE?

500 gr di merluzzo
2 cipolle
1 spicchio d'aglio
1 patata
150 gr piselli
200 mi latte (e, per una crema più densa, 3 cucchiai di panna da cucina o di besciamella)
origano
rosmarino
olio evo
vino bianco
1 cucchiaio di brandy
sale
pepe (e peperoncino, se piace)
pane grattuggiato

COME SI PROCEDE?

In una padella larga e bassa, far rosolare lo spicchio d'aglio e la cipolla in pezzi in olio evo.
Pelare la patata, tagliarla a cubetti piccolini e aggiungerla alla cipolla. Mettere i piselli, l'origano e il rosmarino. Pepare (e peperoncino), salare. Togliere l'aglio.
Aggiungere il merluzzo tagliato in piccole parti, far rosolare e poi sfumare con vino bianco e brandy.
Aggiungere il latte (e la panna) e far formare una cremina.

Foderare con carta forno una teglia stretta (circa 20 cm di diametro) e alta. Mettere un filo d'olio e un velo di pane grattuggiato.
Aggiungere il merluzzo.
Ricoprire con pane grattuggiato a cui avremo precedentemente mischiato origano e rosmarino.
Terminare con un filo d'olio.

Infornare in forno già caldo a 200 °C per circa 20 min.
Spegnere il forno e senza aprirlo lasciare riposare il timballo per circa 10 min.

Capovolgerlo su un piatto da portata e servire.

Ciò che ti ha salvato, ti salverà?

<< Chi invece rimane fedele a se stesso e ai propri principi non è disposto a nessun facile compromesso; posto di fronte alla scelta tra l’essere e il dover essere, di cui già parlano le Upanishad, egli si decide incondizionatamente per il mondo come deve essere e rifiuta il mondo quale esso è. Come un capitano, egli guida con fermezza la nave della propria vita nella notte tempestosa, una nave che anche i topi hanno abbandonato.
È proprio un peccato che dal suo repertorio sembri mancare un’aurea massima degli antichi romani: Ducunt fata volentem, nolentem trahunt il fato conduce dolcemente chi lo segue, trascina chi gli resiste. >>



Si affronta qui il problema dell'adattarsi, dell'accettare compromessi, del mettersi in discussione.
Ah... se fosse semplice!
Chi è "fedele a se stesso" sempre e comunque, alza un muro tra sé e il prossimo, è come se ergendosi su un piedistallo proclamasse la assoluta superiorità e la validità delle proprie idee, uniche scelte possibili, le sole ad essere corrette, le uniche applicabili .
Un piedistallo che solo apparentemente ha le sue fondamenta nella presunzione, in realtà si erige sull'insicurezza e sulla paura di mettersi in discussione. Probabilmente, di mettere in discussione un equilibrio precario che con fatica ci si è conquistati e che permette di non affondare in mezzo alla tempesta. Ma è davvero vivere questo?? NO! E' un mera fatua e vuota sopravvivenza, una abulia emozionale.
Chi è fedele a se stesso, procede per schemi ben precisi, tipo catena di montaggio... come se poi la vita fosse così semplice e immutabile. Come se non esistesse l'individualità, delle persone e delle situazioni; come se per andare da A a B ci fosse solo un unico percorso possibile; come quei topolini che, una volta ricevuta la scossa, preferiscono morire di fame piuttosto che provare a prendere un altro pezzo di formaggio.
A questo proposito, P.W. scrive: <<Ciò che l’animale non sa e che in questo modo neppure può scoprire è che già da tempo il pericolo non sussiste più>>

Si evita un pericolo, reale o presunto che sia, perché così è più semplice. Non si inciampa, non si è costretti a fronteggiarlo nel caso si presentasse per davvero. E... se non fosse un pericolo reale? Se il tanto temuto pericolo non esistesse? Siamo davvero disposti a morire di fame pur di non rischiare di prendere la scossa nel tentativo di afferrare il formaggio?
La vita fluisce, fluiamo insieme ad essa.
Che senso ha non vivere? Che senso ha vivere a metà?

Come se dopo una caduta e un atterraggio provvidenziale sul ramo di in albero, si rimanesse attaccati a quel ramo: perché quel ramo ci ha salvati, perché per fortuna in quel momento c'era. OK, in quel momento c'era e ci ha salvati. Ma chi ci assicura che ancora ci salverà? A lungo andare, quel ramo non riuscirà più a sostenere il peso del nostro corpo, a poco a poco si indebolirà e, paradossalmente, proprio quel ramo che un tempo ci ha salvati, sarà la nostra rovina.
Perchè rimanere aggrappati a quel ramo, invece di scendere a terra e vivere davvero?



venerdì 1 febbraio 2013

Donnaspugnapuzzle e "La storia del martello" di Watzlawick

In ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI, Paul Watzlawick scrive:



<< Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e prima ancora che questo abbia il tempo di dire "Buon giorno", gli grida: "Si tenga pure il suo martello, villano!" >>


Il Nostro, con un esempio molto semplice e un sottile velo di ironia, punta il dito contro i viaggi mentali che spesso ci facciamo e che trasformano una banale sensazione, spesso errata, in una tragedia greca bella e buona. 
Si propone di insegnarci a rimanere lucidi e con i piedi per terra, senza lasciarci andare a fantasie assurde e controproducenti. 
La soluzione? Confrontarsi immediatamente con l'altro, chiedere conferme o spiegazioni: chiarirsi. Ma chiarirsi avendo un confronto; non da soli, nella propria testa, senza dar modo all'altro di argomentare e di difendersi.
I film sono più belli se visti in tv o al cinema :)

Fai da ThE... Thé alla vaniglia

Stanchi del solito Thè? Voglia di provare sapori sempre nuovi? 

Niente di più semplice ...

COSA SERVE?

1 filtro di Thè classico
1 pezzettino di bacca di vaniglia
1 cucchiaino di zucchero (o, in alternativa, 1 cucchiaino di miele o 1 compressa di dolcificante)

COME SI PROCEDE?

Mettere a bollire l'acqua con un pezzettino di bacca di vaniglia che si trova in qualsiasi supermercato. Io uso quella Pane Angeli e ne stacco circa un centimetro. Prima di metterla nell'acqua la seziono lungo tutta la sua lunghezza (1 cm) con un coltello appuntito in modo che i semini possano insaporire l'acqua al meglio. Lasciar bollire per circa 5 min avendo cura di coprire con un coperchio affinché l'aroma non si disperda. Togliere dal fuoco, lasciar riposare 1 minuto e aggiungere il filtro di Thè. 
Lasciare in immersione per altri 5 min.

Intazzare e gustare :)

CURIOSITA' : Io solitamente lo bevo così, senza addolcirlo... ah la linea, la linea.. Ultimamente però ho scoperto un dolcificante naturale fatto con estratti di foglie di stevia che devo dire non è niente male e, soprattutto,  ha ZERO CALORIE! Yuppi :D

Non è un'ottima soluzione per COCCOLARSI RIMANENDO IN FORMA ?  :)

In cucina con Maria... Seppie al Brandy

COSA SERVE?

2 Padelle antiaderenti

800 gr di seppie ( in alternativa, 600 gr seppie + 200 gr polipi )
6-8 capperi
15 olive nere
15 pomodorini pachino
2 spicchi d'aglio
1 alice salata
sale qb
pepe qb
peperoncino qb
olio evo qb
brandy qb

COME SI PROCEDE?

Nella PADELLA N°1 :
Far rosolare in un filo d'olio l'aglio. Aggiungere l'alice salata privata delle lische, i capperi dissalati e spezzettati, peperoncino a piacere e le olive nere denocciolate. Lasciar andare a fuoco lento finché le alici non si saranno sciolte.
A questo punto, aggiungere le seppie (e i polipi) che avevamo precedentemente tagliato a tocchetti abbastanza grossi.Pepare a piacere. Far cuocere finché l'acqua sarà evaporata e poi lasciare che rosolino. Spruzzare infine con un bicchiere di brandy circa, far sfumare.

Nella PADELLA N°2:
Mentre le seppie cuociono, far rosolare uno spicchio d'aglio. Aggiungere i pomodorini tagliati a pezzetti e far appassire per un paio di minuti. Quando il brandy della PADELLA N°1 sarà sfumato, unire i composti delle due padelle, far cuocere per 5 minuti affinché si amalgamino bene e spegnere il fuoco. Prima di servire, lasciar riposare per qualche minuto, i sapori si esalteranno!


NOTA BENE:
Per quanto riguarda il sale, poiché seppie, capperi e alici ne hanno in sé già una buona dose che poi rilasceranno durante la cottura, conviene assaggiare e casomai aggiungerlo alla fine onde evitare che sia troppo salato.



BUON APPETITO :)

giovedì 31 gennaio 2013

Sono qui perché....

Questa pagina nasce per la voglia di condividere un mondo interiore, il mio mondo interiore, fatto di passioni, di interessi, di paure, di insicurezze, di determinazione, di sogni, di speranze, di esperienze vissute e mille altre ancora da vivere. Nasce per la voglia di scrivere che per troppo tempo è rimasta sopita, chiusa in un cassetto dell'anima che solo ora comincia a riaprirsi. Nasce da una passione per il giornalismo che ha dovuto soccombere di fronte all'aspirazione ad essere un buon medico; una passione però che, in quel cassetto, ha resistito al tempo e all'incuria; una passione che torna a galla ogni volta che con occhio critico guardo un film, leggo un libro, ammiro un dipinto, ascolto una canzone o analizzo gli usi e i costumi della società in cui vivo. Nasce, probabilmente, anche da un forte senso critico che mi impedisce di accettare totalmente qualsiasi idea altrui per poterne elaborare una che sia tutta mia, un'idea indipendente che non segua le mode o le masse o il leader di turno ma sia espressione del mio essere, dei miei principi, dei miei valori e della mia visione del mondo. Nasce, forse, anche da una vaga presunzione di avere qualcosa di buono da dare. Nasce dall'umiltà di chi è aperto alle critiche costruttive, al dissenso che allarga gli orizzonti, ai confronti che fanno crescere.

Buona crescita a tutti noi :)




Donnaspugnapuzzle e "Istruzioni per rendersi infelici"

Avete presente un puzzle da un milione di pezzi? Anzi, no, che dico un milione? Dieci milioni, dieci milioni di milioni. Beh, è così che io mi sento: un gigantesco puzzle con allegato un cartello giallo e nero di "work in progress": pochi tasselli al loro posto, alcuni da incastrare meglio, altri ancora da scovare.
E sapete cosa vi dico? E' bello sentirsi così. Si è spronati a completarsi, a trovare nuovi pezzi, nuove parti di sè. Mi piace vedermi come una somma intervellata da qualche necessaria sottrazione. E' stimolante.
Dove trovo i pezzi? In tutto ciò che mi circonda. Nei viaggi alla scoperta di cose sempre nuove e diverse; nelle librerie che come calamita mi attraggono e mi regalano quelle che poi diventeranno le parti migliori di me; nelle persone che mi circondano, in quelle che ci sono state e che per un motivo o per un altro non ci sono più, in quelle che ci saranno; nelle passioni che si moltiplicano ogni giorno che passa...
Insomma, sono un animale mitologico, spugna che assorbe, puzzle con pezzi di incastrare e, scusate se è poco, donna!!!!! . Ma in fondo, non siamo un pò tutti così?

Ed eccomi qui,  donnaspugnapuzzle , a proseguire nel percorso di condivisione dei miei tesori più preziosi.

Come non annoverare tra questi "ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI"?
E' un libricino di un centinaio di pagine, una sorta di manuale, scritto dall' illustre Paul Watzlawick, filosofo sociologo e psicologo austriaco, il quale, con tanta ironia, svela gli errori in cui comunemente inciampiamo nell'ambito dei rapporti interpersonali ed offre interessanti spunti di riflessione da cui partire per farsi un buon esame di coscienza ed evitare inutili paranoie o infondate scenate isteriche.

Nel corso del tempo, proverò a parafrasare i temi da lui toccati e le relative soluzioni da lui proposte, con la speranza che possa essere utile a voi così come lo è stato e tuttora lo è per me.

Parole che tagliano

Le parole feriscono più delle armi.



"Ho dei servizi da fare"
"Ho fatto servizi"



Fare servizi.
Servizi. Una parola dal potere straordinario.
Muro e pugnale al tempo stesso.
Muro da alzare con un estraneo. Pugnale da conficcare nel cuore di chi ci ama.
Servizi. Riassunto in sette lettere di un discorso del tipo "Tu per me non sei nessuno, non ti riguarda ciò che faccio, hai sbagliato a chiedermelo ed ora te lo faccio capire in maniera inequivocabile"



Servizi. Che potenza.

L'amore è...

Chi ti vuol bene ti è accanto. Sempre. Ti sostiene, ti protegge, ti incoraggia, ti sprona. Ti tiene per mano nei momenti tristi, gioisce delle tue gioie. 
Chi ti vuol bene ti è accanto. Sempre. In silenzio o a squarciagola.
Chi ti vuol bene ti è accanto. Sempre. Quando lo cerchi e ancor di più quando lo allontani.
Chi ti vuol bene ti è accanto. Sempre. Che tu lo voglia o no.

La kryptonite nella borsa. Vederlo, ma perchè?

Da qualche parte bisogna pur cominciare e il mio inizio è dedicato a 

"La kryptonite nella borsa". 

Film uscito nelle sale il 4 novembre 2011 ma che ho avuto il piacere di guardare qualche giorno fa, il giorno di Natale. Sentivo che era arrivato il momento giusto, che ero pronta per ricevere il messaggio che Ivan Cotroneo, regista di questo film e autore dell'omonimo libro da lui stesso scritto, si propone di trasmettere.
Alquanto banali i primi minuti, con la figura di un aspirante supereroe in primo piano e scene di vita familiare un pò lentine. Il primo istinto era quello di lasciar perdere, ma il primo istinto o la prima impressione non sempre riflettono la realtà. Va data una seconda occasione, a tutti e a tutto.
Le seconde possibilità, sì. Seconde possibilità, tema, uno dei tanti, affrontato da Cotroneo.
Un film che si presta a varie letture, più o meno superficiali.
A vederlo distrattamente risulta quasi scontato e ripetitivo, simile a tanti filmetti italiani che costellano il nostro panorama cinematografico, ma questo non è un film da vedere distrattamente, è un film da guardare. Attentamente.
Scendendo in profondità, ci si ubriaca di tutti gli spunti di riflessione proposti e vien voglia di ricorrere a un taccuino per non rischiare di perderne alcuno.
E' la Napoli dei primi anni '70 a fare da scenografia a una ricca trama fatta di amori più o meno corrisposti; di tradimenti; di perdono; di trasgressione; di omologazione; di pudore; di sogni di evasione e desiderio di normalità; di lotte per l'emancipazione femminile e bisogno di metter su famiglia, la stessa famiglia dalla quale si cerca di scappare e di prender le distanze; di nostalgia per una giovinezza a cui in seguito sono state tarpate le ali; dell'insoddisfazione che induce al tradimento o alla depressione; del coraggio di prendere in mano le redini della propria vita per darle una direzione diversa; della ricerca di marito e della vergogna per il proprio status sociale; dell'amore vero, incondizionato, che non guarda il portafogli ma ascolta solo il proprio cuore; di quanto sia difficile essere bambini, soprattutto se diversi; dell'importanza di una guida, di una figura di riferimento che sia pronta a tenderci una mano nei momenti di difficoltà e del disorientamento che segue al suo venir meno; di una mamma a cui basta uno sguardo per capire i propri figli; del bigottismo di una città del Sud fortemente rispettosa delle convenzioni e che stenta a tenere il passo con la modernità.
Un film che però lascia una speranza. La speranza del lieto fine. Il lieto fine di cui i Nostri sembrano giovarsi.

Buona visione :)